Rutger Hauer al Mauto: il museo diventa set.


Il Museo dell’Automobile ha ospitato con grande piacere le riprese dell’ultimo film del regista torinese Louis Nero, The Broken Key. In particolare, la grande Piazza del Mauto si è trasformata, per una notte, nel suggestivo laboratorio di un professore egittologo, interpretato da Rutger Hauer - indimenticabile protagonista di Blade Runner - che ha visitato e apprezzato il museo e la sua bella collezione.

Di seguito pubblichiamo una breve intervista dove il regista Louis Nero spiega cosa lo ha ispirato del Museo e dei suoi spazi e qualche anticipazione su ciò che vedremo sul grande schermo.

Intervista a Louis Nero, regista del film

Louis Nero – giovane regista piemontese di grande successo internazionale – ha molte volte scelto di ambientare a Torino i suoi film. Riconoscibile nei suoi affascinanti scorci o contesto evocativo per ambientazioni metafisiche, Torino è senza dubbio città magica, esoterica, misteriosa. Per questo motivo, assolutamente cinematografica.

MAUTO: Torino è una fonte inesauribile di ispirazione per te, Louis. Quali sono i luoghi della città che maggiormente ti affascinano? Quali storie ti raccontano questi luoghi?

LOUIS: Ogni angolo di Torino evoca un mondo “altro”, misterioso. Ogni edificio, ogni elemento architettonico della città conserva e comunica un significato simbolico, racconta la storia dei misteri alchemici e degli ordini iniziatici che da sempre risiedono qui. Tutto mi affascina di Torino. Ma, in particolare, la Torino sotterranea - “la città di sotto” con i suoi cunicoli aggrovigliati e bui – e tutta la zona intorno al Po: “non” luoghi, suggestivi e magici e, anche per questo, perfetti per il cinema.

M: Tra questi luoghi, il Museo dell’Automobile dato che lo hai scelto come location per il tuo ultimo lavoro. Lo conoscevi già? Cosa ti ha ispirato del Museo?

L: Conosco il Museo dell’Automobile fin da quando sono piccolo, l’ho visto in tutte le sue vesti, prima e dopo la ristrutturazione. Quando sono tornato per il sopralluogo, mi sono lasciato ispirare ripercorrendo le sue splendide stanze. Ma la Piazza si è dimostrata, da subito, l’ambientazione ideale per il film che stiamo girando: vogliamo creare un ambiente quasi metafisico, sospeso nell’aria, fuori dal tempo e dallo spazio. L’architettura avveniristica del museo è di per sé scenografica, non ha bisogno di essere modificata. Un’altra zona che mi piace molto è Formula, la sezione che accoglie tutte le auto da corsa: l’allestimento scenografico di quella parte è veramente incredibile.

M: Sulla trama del film THE BROKEN KEY, c’è gran riserbo. Ci puoi svelare solo qualche piccolo segreto sulle scene che verranno girate al MAUTO?

L: Gireremo la scena legata a uno dei personaggi principali del film, il professor Moonlight, interpretato da Rutger Hauer: è la seconda scena in cui compare quel personaggio e la Piazza diventerà lo studio, il laboratorio - pieno di alambicchi e provette – dove il professore sta analizzando un antico papiro. Tutta la storia parte dal ritrovamento di questo prezioso manoscritto, il Canone di Torino o Papiro regio di Torino, ovvero la lista più completa di regnanti dell’Antico Egitto mai ritrovata, oggi conservato al Museo Egizio: ciò che il film vuole raccontare, in sostanza, è come la conoscenza e il sapere della civiltà egizia si siano tramandati, da un’epoca all’altra. Nulla è andato perduto, ma si è solo trasferito. Anzi, la stessa civiltà egizia è stata un momento di transizione e passaggio di una saggezza ancora precedente.

M: Il film racconta un viaggio simbolico che parte dall’antico Egitto alla Torino di domani. Il tema del viaggio ovviamente collega la tua storia a quella raccontata dal nostro percorso espositivo, ovvero la storia delle intuizioni geniali che hanno contribuito all’evoluzione tecnologica dei mezzi di locomozione: quello del Mauto è un vero e proprio viaggio nel tempo dalle scoperte “rinascimentali” di Leonardo da Vinci alle vetture futuristiche che popoleranno le strade di domani. Inoltre, la mostra che ospitiamo in questo momento racconta proprio grandi viaggi ed esplorazioni avventurose. Una curiosità: quali tra i mezzi che hai visto esposti nel museo preferisci?

L: Bè… sicuramente le Ferrari da competizione sono macchine che fanno sognare per la storia mitica che raccontano.

M: Questa è stata la nostra prima occasione di incontro, la prima volta che hai girato un film all’interno del Mauto. Pensi che possano esserci altre occasioni? Ti piacerebbe tornare a usare i nostri spazi per le tue ambientazioni?

L: Il Mauto è una location bellissima, sarà un piacere tornare… si potrebbero girare almeno 50 film lì dentro! È il motivo per il quale faccio sempre molti sopralluoghi prima di girare: tu scrivi una storia ma alla fine sono i luoghi ad ispirarti…nel caso del Museo dell’Automobile, il luogo mi ha ispirato molte idee alle quali io non avevo pensato.

Torino, città dell’auto e città del cinema. Le riprese di un film all’interno del Mauto sono una sintesi curiosa di questa doppia vocazione della città. Grazie a Louis, e a tutto il suo staff, per aver contribuito a valorizzare i nostri spazi meravigliosi. Le riprese di The Broken Key sono infatti una bella occasione per dimostrare la polivalenza e duttilità degli spazi di un Museo che vuole essere soprattutto un luogo vivo e creativo, aperto e disponibile a ospitare iniziative diverse.

La Piazza è una corte interna coperta, cuore del Museo: estremamente avveniristica e suggestiva, è lo spazio di passaggio dal “mondo” alla collezione del Museo. Segno distintivo dell’architetto Cino Zucchi, durante i lavori di progettazione e realizzazione del nuovo Mauto nel 2011, è stata pensata come zona di decompressione, preparazione alla visita, scambio. Un’agorà del futuro in acciaio traforato, vetro e resina, a tutt’altezza e con trasparenze che permettono di vivere il cambiamento della luce del giorno con il passare delle ore. E’ l’ultimo spazio luminoso (il più luminoso) prima di entrare nella zona espositiva volutamente buia. La suggestione creata da materiali, luce naturale, maestosità, forme fluide ne fanno lo spazio che ha consacrato il Mauto a vincitore dei Premi Nazionali di Architettura In/Arch nel 2011.