Automobile e il 900

SECONDO PIANO

E’ il piano da dove inizia la visita. 21 sale, su 3.600 metri quadri, raccontano come l’automobile è nata, si è sviluppata e diffusa, di pari passo con l’avanzare del secolo XX.  Il percorso è circolare, e conduce il visitatore dalla Biblioteca di  “Genesi”, la prima sala, dove si accenna all’origine della locomozione e si tributa un omaggio ai tanti ingegnosi precursori del moto meccanico, fino alla sala “Destino”, l’ultima di questo piano, che invece prova a farci immaginare in quale mondo ci troveremo a vivere domani. In mezzo, altre diciannove sale raccontano il Novecento dal futurismo alla prima guerra mondiale, dall’avvento delle vetture utilitarie alla scuola carrozziera italiana, dalla scoperta dell’aerodinamica all’emancipazione femminile, dalle corse alla produzione in serie, dalla caduta del Muro alle suggestioni pubblicitarie americane, dal consumismo all’ecologia. Una narrazione articolata che ha come filo conduttore far capire quanto l’automobile ha influenzato, condizionato, favorito gli eventi storici, economici, artistici e sociali più peculiari del secolo scorso.

GENESI

Un omaggio ai tanti precursori che nel corso degli ultimi cinque secoli hanno cercato un modo di muoversi e trasportare cose e persone svincolato dalla forza fisica animale. Sugli scaffali della grande biblioteca di Genesi sono presentate alcune delle molteplici intuizioni che hanno preceduto e in alcuni casi reso possibile l’avvento dell’automobile (ossia, oggetto in grado di muoversi da sé) vera e propria, che farà la sua comparsa alla fine dell’Ottocento.

Vetture in scena:  carro semovente immaginato  da Leonardo da Vinci nel 1478 (ricostruzione); Carro di Cugnot (Francia 1769).

I CAVALLI DIVENTANO FANTASMI

E’ il vapore il grande protagonista della rivoluzione industriale dell’Ottocento, ed è grazie al motore a vapore che le carrozze del Sette e Ottocento, che avevano assicurato una notevole rete di comunicazioni tra le più importanti città europee e all’interno degli stati stessi, gradualmente si affrancano dai cavalli, pur mantenendo inalterato il loro aspetto. Ma tutto sta per cambiare profondamente.

Vetture in scena: Carrozza di Bordino (Italia 1854).

A TUTTA VELOCITA’

Ci si rende conto presto che la forma delle carrozze mal si coniuga con la velocità, il mito del nuovo secolo ormai vicinissimo. Si studiano nuove forme, come quella a siluro, e si raggiungono velocità inaudite, mai raggiunte prima: addirittura oltre i 100 km all’ora, come il record segnato dalla Jamais Contente (l’incontentabile)  del belga Camille Jenatzy il 29 aprile 1899. La velocità entra a far parte della vita, muta il concetto di spazio, di tempo, di distanza, cambia i rapporti tra le persone, gli scambi, i commerci…

Vetture in scena: la “Jamais Contente”, costruita dal belga Camille Jenatzy (ricostruzione).

IL GRANDE GARAGE DEL FUTURO

Siamo in un grande garage-officina d’inizio Novecento, forse a Torino, forse in Germania, Francia, Inghilterra. Operai di alto livello, artigiani finissimi, progettisti geniali, meccanici, piloti, collaudatori, imprenditori lavorano fianco a fianco sull’oggetto che incarna il futuro, il progresso, la novità: l’automobile. Al fondo della sala un laboratorio, “l’officina del mago”: disegni, progetti, attrezzi, pezzi vari, tavole.

Vetture in scena: Benz Victoria (Germania 1893), Peugeot Tipo 3 (Francia 1892), Bernardi 3,5 HP (Italia1896), Benz 8 HPBreak (Germania 1899), De Dion & Bouton 8 HP (Francia 1903), Panhard Levassor B1 (Francia 1899), Renault 3,5 HP (Francia 1899), Ceirano 5 HP (Italia 1901), Darracq 9,5 HP (Francia  1902), Florentia 10 HP (Italia 1903), Oldsmobile Curved Dash (Stati Uniti 1904), Fiat 4 HP (Italia 1899), Fiat 8 HP (Italia 1901), Fiat 12/16 HP(Italia 1902), Fiat 16/20 HP turismo (Italia 1903).

FERVORE MECCANICO DEL NOVECENTO

La grande immagine colorata che fa da fondale richiama le opere del Futurismo, rivoluzionario movimento artistico-culturale nato in Italia all’inizio del Novecento. Simboli di questo movimento, proteso verso il futuro, il progresso, la modernità, sono l’automobile, l’aeroplano, la motocicletta, l’ebbrezza della velocità (“un’automobile in corsa è più bella della Vittoria di Samotracia”), il gusto del rischio e dell’azzardo. E’ uno dei rari momenti di connubio tra arte e industria.

Vetture in scena: Fiat 24/32 HP (Italia 1905), Fiat 24/40 HP (Italia 1906), Fiat Zero (Italia 1912), Brixia Zust 10 HP (Italia 1908), Stae elettrica (Italia 1909), Legnano A  6/8 HP (Italia 1908), De Dion & Bouton BG (Francia 1907), la Fiat landaulet 18/24 HP appartenuta al Conte Biscaretti (Italia 1908), la sagoma (ricostruzione) dell’Alfa Romeo Ricotti del 1914.

FINO AL CENTRO DEL MONDO

L’automobile diventa il mezzo con cui misurarsi con l’impossibile; nel 1907 viene lanciata l’idea di un raid che attraversi l’Asia e l’Europa, da Pechino a Parigi, in terre dove non c’erano strade né possibilità di rifornimenti. Moderna Marco Polo, si afferma su tutte le vetture partecipanti l’italiana Itala, che in 60 giorni effettivi di viaggio compie l’incredibile tragitto. Per l’industria automobilistica italiana è il trionfo.

Vetture in scena: Itala 35/45 HP “Pechino-Parigi” (Italia 1907).




IL LUSSO DELL’AUTO

L’automobile, così bella, così desiderabile, è in questi anni un oggetto costosissimo, di grande lusso, che pochissime persone, oltre ad aristocratici e regnanti, possono permettersi. Costa molto comprarla e costa molto mantenerla. Sono dei veri salotti viaggianti: in alcune non manca il vasetto portafiori. E molto sfarzose sono le “vetrine” delle auto, ossia i primi Saloni Automobilistici, organizzati a Parigi, a Londra, a Torino, a Milano e nelle più importanti città europee.

Vetture in scena: Isotta Fraschini AN 20-30 HP (Italia 1909), Delage AB-8 (Francia 1913), Itala 35/45 HP “Palombella” (Italia 1909).

LA GUERRA SCOMBINA LE CARTE

La prima guerra mondiale provoca una battuta d’arresto nella produzione automobilistica civile, ma al contempo una grande accelerazione nel diffondersi del motore a scoppio. Nascono le truppe motorizzate; nelle prove di forza tra stati entra in campo anche la tecnologia. I trionfanti e squillanti colori futuristi di appena qualche anno prima si stemperano in un cupo bianco/nero, a significare la morte e la distruzione che ogni guerra porta con sé.

Vetture in scena: Renault AG- Fiacre Paris (Francia 1910), Fiat 4 (Italia 1911).

I FOLLI ANNI VENTI E TRENTA

La guerra è alle spalle, e la vita non è mai stata così bella per chi ha la fortuna di appartenere all’ “alta società”. Si diffonde il gusto della modernità, si balla al ritmo del charleston, il jazz diventa di moda, lo stile artistico Art Nouveau evolve nell’Art Déco, le gonne delle signore si accorciano, figure femminili si affermano nei campi più disparati e più tradizionalmente riservati agli uomini, come l’aviazione e l’automobilismo. Sono i folli anni venti e i ruggenti anni trenta del Novecento.

Vetture in scena: Rolls Royce 40-50 HP (Gran Bretagna 1914), Isotta Fraschini 8 (Italia 1920), Isotta Fraschini 8A (Italia 1929), Spa 23 S (Italia 1922), Diatto 30 (Italia 1925), Citroen C3-5CV (Francia 1922).

AERODINAMICA

Per la prima volta nella progettazione delle automobili prodotte in grande serie viene presa in considerazione una scienza fino a quel momento appannaggio dell’aeronautica: l’aerodinamica, lo studio del comportamento dell’aria quando è penetrata da corpi in movimento. Grazie a questa scienza si migliorano le prestazioni e la tenuta di strada e si rivoluziona la linea, come dimostrano i tanti modellini che quasi “volano”nel cielo della città progettata dall’ingegnere aeronautico Gabriel Voisin. Vetture in scena: Lancia Aprilia (Italia 1948).

TUTTO CAMBIA

Il mondo dorato del jet-set, della grande aristocrazia imprenditoriale europea, delle crociere di lusso e dei sontuosi banchetti, sta per essere travolto da una serie di eventi che sconvolgeranno tutta la società, dalla pesantissima crisi economica innescata dal crollo della Borsa americana nell’ottobre del 1929 al secondo conflitto mondiale, di dieci anni più tardi. Nuovi soggetti si affacciano sulla scena politica, nuove vetture trovano mercato, in un mondo dove il vecchio e il nuovo coesistono tumultuosamente.

Vetture in scena: Mercedes Benz 500 K (Germania 1936), Fiat 508 “Balilla” (Italia 1932), Austin Seven (Gran Bretagna 1932), Packard Super-Eight 1501 (Stati Uniti 1937), Citroen 11 CV “Traction Avant” (Francia 1934), Fiat 500 (Italia 1936), Ford Jeep (Stati Uniti 1941).



LA RIVOLUZIONE ITALIANA

Parte dalla creatività e dalla capacità di progettazione la ricostruzione italiana. Nonostante gli immani problemi lasciatici dalla seconda guerra mondiale, l’Italia automobilistica ritrova la sua strada grazie ad industriali, ingegneri, progettisti e meccanici che ricominciano quasi da zero. L’arte carrozziera italiana conosce uno dei suoi periodi più fertili, tanto da diventare “scuola” e dettare legge al design automobilistico mondiale, come dimostrano le due vetture esposte.

Vetture in scena: Cisitalia 202 (Italia 1948), Fiat Turbina (Italia 1954).

LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Alla Triennale di Milano del 1957, vetrina del design mondiale, una sorta di modulo spaziale sospeso per aria attende i visitatori. E’ la rivoluzionaria Citroen DS (Déesse) presentata al Salone di Parigi di due anni prima e da allora alla ribalta della costruzione automobilistica per le sue straordinarie caratteristiche, che la rendono diversa da tutte le altre auto in produzione e con cui sembra anticipare i tempi di almeno dieci anni.

Vetture in scena: Citroen DS 19 (Francia 1955).

GLI ANNI DELLA RIPRESA

Comincia a diffondersi in Italia un primo timido benessere. La Fiat 600, qui nella versione Multipla, la prima monovolume in grande serie del mondo, permette una mobilità a strati della popolazione che finora ne erano stati esclusi: è la Ford T italiana, quarant’anni dopo. Nascono i primi “esodi d’agosto”, migrazioni di massa verso le spiagge nelle settimane del solleone. Sono anche gli anni della Giulietta Sprint, una vettura certo non di massa, simbolo della bella linea italiana.

Vetture in scena: Fiat Multipla 1955 nella rivisitazione di IDEA Institute del 1995, Alfa Romeo Giulietta Sprint (Italia 1954).

DAVIDE E GOLIA

Stile americano contro stile europeo, ossia vetture di linea barocca e sovraccarica, dai consumi altissimi e necessità di parcheggi sconfinati, contro vetturette studiate per costare poco, consumare meno, servire tanto, e permettere alle popolazioni stremate da cinque anni di guerra di ricominciare a vivere. Non vi può essere contrasto più stridente tra la progettazione americana e quella europea alla fine degli anni cinquanta, come le vetture esposte dimostrano tangibilmente.

Vetture in scena: Cadillac 62 (Stati Uniti, 1947); ricostruzione della sagoma della Cadillac Eldorado e della Chevrolet Impala.

ARRIVA LA FELICITA’

E’ la felicità del consumo: due vetrine, ispirate a quelle della celebre catena di Grandi Magazzini “La Rinascente”, ripropongono gli oggetti che negli anni del “boom economico” (1958-1963) diventano finalmente alla portata di molti se non di tutti. Arrivano i primi elettrodomestici, come le lavatrici e i frigoriferi, si diffonde la televisione, la pubblicità diventa parte integrante delle nostre giornate, spopola la polaroid…stiamo diventando moderni.

Vetture in scena: Fiat 1900 B Gran Luce (Italia 1958), Acma Vespa 400 (Francia 1958), Fiat 600 (Italia 1955), Fiat 500 (Italia 1962), Jaguar E 4.2 (Gran Bretagna 1969).

I GIOVANI ALLA CONQUISTA DEL MONDO

Forse non il mondo, ma una diversa consapevolezza di sé sicuramente i giovani la conquistano. Il mondo giovanile diventa mondo a parte, lontano anni luce da quello degli adulti, con propri riti, utopie, sogni, aspirazioni, linguaggi. E automobili: la 2 CV Citroen e il pulmino Volkswagen diventano universalmente simbolo di libertà e spregiudicatezza, di avventura e anticonformismo. Sono gli anni dei figli dei fiori, di chi cantava con i Giganti “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”.

Vetture in scena: Citroen 2 CV (1948); Volkswagen Transporter Bulli (Germania, 1949).

NUOVE TENDENZE IN EUROPA E NEL MONDO

La crisi petrolifera d’inizio anni settanta, che in Italia viene affrontata con le “domeniche a piedi” ma senza una seria e responsabile politica energetica, si abbatte su un mondo che fino a quel momento aveva vissuto come se il petrolio fosse inesauribile. Dunque se da una parte scintillano ancora le straordinarie vetture italiane d’alta classe, dall’altra la penuria di carburanti manda in crisi interi settori, come la grande distribuzione, l’indotto automobilistico, il turismo, lo spettacolo.

Vetture in scena: Iso Rivolta Lele F (Italia 1972), Ferrari 308 GTB Carburatori (Italia 1980), NSU Ro 80 (Germania 1966).

GOOD BYE LENIN

Siamo al Check Point Charlie, il famoso posto di blocco per il passaggio da Berlino Est a Berlino Ovest, negli anni del Muro, che separava il libero e democratico mondo occidentale dai regimi totalitari di stampo sovietico. Dunque da una parte vetturette come Trabant e Syrena, due piccole utilitarie dell’Est dal design antiquato, e dall’altra uno dei gioielli del capitalismo occidentale, una Ferrari rossa. La caduta del Muro, il 9 novembre 1989, riunifica finalmente la capitale tedesca.

Vetture in scena: Ferrari 365 GT4 (Italia 1973), Trabant 601(Germania 1987),  Gaz Pobeda (1957).

GLOBALIZZAZIONE

Un mondo globalizzato è un mondo che non ha più confini, per lo meno dal punto di vista dei mercati e della finanza; in cui siamo tutti interdipendenti gli uni dagli altri, e in cui la crisi interna di un paese può innescare ripercussioni disastrose sull’economia mondiale. Quali sono i rapporti economici reali tra  continenti e nazioni, quale “peso specifico” hanno i diversi paesi del globo sull’economia globale mondiale, e come siamo arrivati a tutto ciò, sono le domande a cui questo spazio cerca di dare risposta.

Vetture in scena: nessuna.

DESTINO

Siamo di fronte ad un bivio: da una parte un mondo scuro, grigio e sporco, quello del petrolio, del traffico, dell’inquinamento, della rovina e degrado ambientali; dall’altra un mondo chiaro e luminoso, dove l’energia proviene da fonti rinnovabili e il nostro stile di vita non è incompatibile con la tutela dell’ambiente. Sta a noi decidere se proseguire sulla strada percorsa finora, fino al disastro totale, o modificare gradualmente le nostre abitudini e i nostri consumi.

Vetture in scena: Phoenix II  elettrosolare (Italia 1987); Fiat Ecobasic (2000).