Automobile e l’uomo

PRIMO PIANO

Il piano è suddiviso in otto sale per 3800 metri quadri di esposizione. A fare da guida è il desiderio di approfondire singoli aspetti del rapporto che il mondo odierno, cioè noi tutti, abbiamo con l’automobile, e anche capire meglio da cosa è costituita veramente un’automobile, e come viene costruita La sala “Autorino” rievoca ciò che l’automobile, in termini di industrie, lavoro, progresso, ha significato per gran parte del secolo scorso per la città di Torino. Mentre Sinfonia Meccanica ci introduce a scoprire cosa c’è sotto il vestito di un’auto, la sua “anima”: motore, telaio, ruote, i tanti pezzi di un’unica orchestra. Ma come viene costruita un’auto? Metamorfosi ce lo mostra dal di dentro, facendoci entrare all’interno di quel complesso sistema di produzione industriale basato sulla linea di montaggio. Dal come produrre un’auto a come venderla, ed ecco Pubblicità, gli inizi ingenui del primo novecento fino alle sofisticate tecniche persuasive di oggi. Ma l’auto può anche portare alla Follia se il suo pensiero diventa dominante, ossessivo, morboso…e se non proprio alla follia, ad una mobilità individuale diventata di massa che ha divorato se stessa, tramutandosi paradossalmente in un ostacolo alla libera circolazione, come ci racconta “Giungla”. Per arrivare all’emozionante mondo delle corse, della velocità pura, della sfida in circuito (Formula) a cui seguono le 20 vetrine di Automobilissimo. E in ultimo l’inizio della sezione Design, il cui sviluppo finale è al piano terra.

AUTORINO

Torino città dell’auto: una frase fatta che per molti significa soltanto che a Torino è nata la Fiat, ma che in realtà adombra una situazione ben più complessa e variegata: oltre 70 le aziende automobilistiche nate a Torino nel Novecento, oltre 80 i carrozzieri, e a tutt’oggi Torino è sede di poli di eccellenza nel campo della progettazione e del design. Una carta topografica impressa sul pavimento permette di ricostruire questo straordinario ruolo di “capitale” dell’auto.

Vetture in scena: Fiat 500 (Italia 1968),  Storero A 25/35 HP (Italia 1914), Scat-Ceirano 150 S (Italia 1926), Temperino 8/10 HP (Italia 1920), Fiat 509 A (Italia 1929), FOD 18 HP (Italia 1926).

SINFONIA MECCANICA

Non è detto che l’arte sia appannaggio esclusivo della pittura, della scultura o della musica: vi sono espressioni di eccellenza meccanica che sono anch’esse arte, in quanto prodotto dell’inventiva e della creatività umana, forme di bellezza manifatturiera, di armonia progettuale. Come in una grande sinfonia sono raccolti in questa sala i componenti nascosti dell’automobile, i motori, i telai e le ruote, che ne costituiscono l’essenza interiore, contrapposta alla carrozzeria, l’abito esteriore.

Vetture in scena: Chiribiri telaio Milano (Italia 1922), San Giusto telaio 750 (Italia  1924), Lancia Lambda telaio (Italia 1924), Alfa Romeo telaio 6C 1500 Mille Miglia Speciale (Italia 1928), Fiat telaio 1500 (Italia 1935); 27 motori, 14 ruote e 7 copertoni.

METAMORFOSI

L’uomo si trasforma in robot o il robot assume sembianze umane? La produzione industriale in serie, sperimentata per la prima volta in America nelle officine Ford per la costruzione della T (15 milioni di auto in 19 anni), è il “motore” del Novecento, è il processo che permette la fabbricazione e diffusione di milioni di oggetti tutti uguali in tutto il mondo a prezzi sempre più accessibili. La nostra frenetica vita di consumatori ha origine  il giorno in cui fu costruita la prima Ford T.

Vetture in scena: Autobianchi Primula (Italia 1967), Fiat 850S (Italia 1969),  Volkswagen Tipo 1 (Italia 1952), Autobianchi Bianchina (Italia 1959), Ford T (Stati Uniti 1916); Lloyd Alexander TS (Germania 1958).

PUBBLICITA’

Nel mondo industriale contemporaneo la comunicazione pubblicitaria è al centro di tutte le attività economiche. L’automobile non sfugge a questa legge, anzi: fin dall’inizio l’auto ha avuto bisogno della pubblicità come ogni altro oggetto industriale complesso. Invasiva e martellante, ce ne lamentiamo ma non riusciamo a farne a meno. I marchingegni allineati lungo le pareti, totem mediatici in metallo, rimandano al concetto di “lavaggio del cervello” di cui la pubblicità è spesso accusata.

Vetture in scena: nessuna.



FOLLIA

L’amore per l’automobile può anche assumere contorni esagerati, grotteschi, caricaturali: di questo si vuol dar conto, scherzandoci un po’ su. Come ogni passione, anche quella per l’auto può trasformarsi in ossessione al punto da circondarsi da oggetti che tutti, implacabilmente, rimandano all’oggetto di culto. Non c’è più spazio per null’altro, nella testa di chi abita questa “casa” come nell’arredamento che lo circonda.

Vetture in scena: nessuna.

GIUNGLA

La giungla è quella dei segnali stradali, in tutte le lingue e fogge, che accoglie il visitatore, a simboleggiare gli infiniti divieti e prescrizioni cui occorre attenersi nella guida. Chi guida ha nelle sue mani la propria vita e quella degli altri. Ma ce ne dimentichiamo troppo spesso, distratti come siamo, incalzati dalla fretta, affascinati dalla velocità. Per non parlare di chi si comporta in strada come in pista, a dispetto di polizia, commissariati, sanzioni, gabbie…

Vetture in scena: Lancia Delta Integrale (Italia 1991), Fiat 500 Sporting Kit (Italia 1995).

FORMULA

La velocità è uno dei grandi miti contemporanei, ed è un sollievo osservarne la consacrazione dopo le restrizioni e i vincoli della precedente sezione. In una sorta di cavalcata onirica ed entusiasmante, tutte le auto da corsa della collezione, di tutte le epoche, si ritrovano qui a correre insieme verso il traguardo, sotto gli occhi del visitatore. Dall’altra parte della pista, i box  dove ci si può mescolare a piloti e meccanici.

Vetture in scena: Fiat F2 130 HP (Italia 1907), Fiat S 57/14 B (Italia 1914), Aquila Italiana 25/30 HP (Italia 1912), Itala 11 (Italia 1925), Maserati 26B (Italia 1928), Maserati 250 F (Italia 1954), Bugatti 35 B (Francia 1929), Alfa Romeo P2 (Italia 1930), Alfa Romeo 159 (Italia 1951), Alfa Romeo 179B (Italia 1981), Alfa Romeo 33 TT 12 (Italia 1975), Alfa Romeo 155 V6T1 (Italia 1996), Monaco Trossi (Italia 1935), Tarf (Italia 1948), Ferrari 500 F2 (Italia 1952), Ferrari 156 F1 (Italia 1963), Ferrari 312 T5 (Italia 1980), Ferrari 246 F1 (Italia 1960), Mercedes Benz RW196 (Germania 1954), Lancia D50 (Italia 1955), Nibbio 2 (Italia 1955), Dragster (Stati Uniti 1965), Lancia D24 (Italia 1953), Ferrari F40 (Italia 1987); Ferrari F1 di ultima generazione (prestito).

AUTOMOBILISSIMO

20 vetrine che registrano altrettanti primati: l’automobile più popolare, più lunga, più veloce, più piccola, più bassa, più visionaria, più polivalente, più economica, più funeraria, più aristocratica, più papale, più lenta, più vecchio stile, più mimetica, più diplomatica, più bond, più conveniente, più cara, più criminale, più di tutto... Ed infine, l’automobile più bella della collezione in una speciale classifica stilata dai visitatori.

Vetture in scena: nessuna.

DESIGN

La parola design, termine inglese, significa “disegno industriale”, “progetto”, ed indica quell’attività progettuale che non è solo la definizione delle caratteristiche esteriori di un oggetto ma sviluppa tutte quelle relazioni funzionali, strutturali ed estetiche che identificano un prodotto di tipo industriale. Davanti a noi alcuni straordinari esempi della scuola italiana di carrozzieri e designers rimasta praticamente ineguagliata a livello mondiale, capace di adattare la propria creatività e progettualità alle esigenze della grande industria.

Vetture in scena: Itala 25/35 HP (Italia 1912), Alfa Romeo RL SS (Italia 1926), Fiat 520 (Italia 1928), Alfa Romeo 8C 2300 (Italia 1934), Lancia Aurelia B20 (Italia 1958), mascherone Alfa Romeo Giulietta Sprint (Italia 1954), Fiat 519 S (Italia 1923), Lancia Lambda torpedo (Italia 1930).